~NEWS & EVENTS~
FESTIVAL JAZZ
Roccella Jonica
17-26 Agosto
RoccellaJazz Festival

 

 

~100~

Vera la schiuma e vero il mar diresti,
e vero il nicchio e ver soffiar di venti;
la dea negli occhi folgorar vedresti,
e 'l ciel riderli atorno e gli elementi;
l'Ore premer l'arena in bianche vesti,
l'aura incresparle e crin distesi e lenti;
non una, non diversa esser lor faccia,
come par ch'a sorelle ben confaccia.

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~101~

Giurar potresti che dall'onde uscissi
la dea premendo colla destra il crino,
coll'altra il dolce pome ricoprissi;
e, stampata dal piè sacro e divino,
d'erbe e di fior l'arena si vestissi;
poi, con sembiante lieto e peregrino,
dalle tre ninfe in grembo fussi accolta,
e di stellato vestimento involta

Nacita di Aphrodite

STANZE ~ Poliziano

 


 
 

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~ La Pietra di Fonte ~


 

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   La tenuta è testimone di un'antica e nota storia che la riporta al tardo XV secolo, allorquando il Re Ferrante I d'Aragona assegnò i feudi di Castelvetere e Roccella nella Calabria inferiore al patrizio napoletano regio consigliere Jacopo Carafa, nel 1489.

 

 

   Alla sua morte, il figlio Vincenzo Carafa entrò di fatto in possesso anche della baronia di Grotteria, in precedenza di proprietà del Conte Correale. Lo Stato dei Carafa raggiunse, così, una superficie complessiva di 496 Km si estendeva tra i primi Pricenti e Novito, tra il Mar Jonio e le Serre, tra le vallate del Torbido e di Allaro.

   La vastità del feudo divenne presto causa di disordini ingestibili, sicchè Vincenzo Carafa decise di concedere in enfiteusi considerevoli estensioni di sua proprietà a decine di cittadini del suo stato.  Ben presto, però, i suoi successori, il Marchese Fabrizio Carafa e la moglie di lui, Livia Spinelli, intrapresero una politica tesa al recupero dei beni dispersi, facendo ricorso alle Platee di Reintegrazione che l'imperatore Carlo V di Borbone Asburgo aveva fatto redigere nell'interesse dei suoi più fedeli feudatari.

   Nella mattina del 25 febbraio 1535, i primi a comparire davanti al Commissario de Hispanya furono i roccellesi Francesco, Vincenzo e Giovanni Fonte, possessori dei suffeudi di Kàfala, Lìsara e Fonte.

Quest' ultimo possedeva un esteso uliveto, 2 case, 1 palazzo e 2 orti.

 

 

Il dibattimento che vide i 3 fratelli Fonte abilmente impegnati nella tutela degli averi, ebbe come esito il non reintegro del suffeudo e il mantenimento dello status quo.

   Nel XVIII secolo, poi, la tenuta divenne di proprietà dei nobili Englen, successivamente frazionata fra i membri della famiglia Ièllamo.

 

 

   Da alcuni anni è stata rilevata dalla Famiglia Bombardieri-Campanella e gli antichi edifici sapientemente restaurati nel rispetto filologico della più antica tradizione rurale calabrese.

 

 

   

 



 

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