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La tenuta è
testimone di un'antica e nota storia che la riporta al tardo XV secolo,
allorquando il Re Ferrante I d'Aragona assegnò i feudi di Castelvetere e
Roccella nella Calabria inferiore al patrizio napoletano regio consigliere
Jacopo Carafa, nel 1489.
Alla sua morte, il figlio Vincenzo Carafa entrò di fatto in possesso anche
della baronia di Grotteria, in precedenza di proprietà del Conte Correale.
Lo Stato dei Carafa raggiunse, così, una superficie complessiva di 496 Km
si estendeva tra i primi Pricenti e Novito, tra il Mar Jonio e le Serre,
tra le vallate del Torbido e di Allaro.
La vastità del feudo divenne presto causa di disordini ingestibili, sicchè
Vincenzo Carafa decise di concedere in enfiteusi considerevoli estensioni
di sua proprietà a decine di cittadini del suo stato. Ben presto,
però, i suoi successori, il Marchese Fabrizio Carafa e la moglie di lui,
Livia Spinelli, intrapresero una politica tesa al recupero dei beni
dispersi, facendo ricorso alle Platee di Reintegrazione che
l'imperatore Carlo V di Borbone Asburgo aveva fatto redigere
nell'interesse dei suoi più fedeli feudatari.
Nella mattina del 25 febbraio 1535, i primi a comparire davanti al
Commissario de Hispanya furono i roccellesi Francesco, Vincenzo e Giovanni
Fonte, possessori dei suffeudi di Kàfala, Lìsara e Fonte.
Quest' ultimo possedeva un esteso uliveto, 2 case, 1 palazzo e 2 orti.
Il dibattimento che vide i 3 fratelli Fonte abilmente impegnati nella
tutela degli averi, ebbe come esito il non reintegro del suffeudo e il
mantenimento dello status quo.
Nel XVIII secolo, poi, la tenuta divenne di proprietà dei nobili
Englen, successivamente frazionata fra i membri della famiglia Ièllamo.
Da alcuni anni è stata rilevata dalla Famiglia Bombardieri-Campanella e
gli antichi edifici sapientemente restaurati nel rispetto filologico della
più antica tradizione rurale calabrese.
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